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domenica 6 ottobre 2019

Catanzaro xx mostra micologica

Tenutasi presso le gallerie del San Giovanni Sabato 05 e Domenica 6 Ottobre la XX° edizione della tradizionale mostra micologica “Città di Catanzaro”, organizzata dal Gruppo Micologico “Sila Catanzarese”. Grazie alla disponibilità dell’Amministrazione Comunale. E stato il Presidente del Gruppo, Avv. Emilio Corea, ad inaugurare l’evento alle ore 9,00 di sabato scorso. I funghi sono stati esposti sia con il loro nome scientifico e col nome volgare, a mezzo di apposito cartellino sul quale e stata riportata l’indicazione circa la commestibilità.

Catanzaro giornata intensa per celebrare il 35°anniversario della visita di Papa Wojtyla

L'arrivo questa mattina all'ex Stac dell’altare sul quale ha celebrato la messa allo stadio Papa Wojtyla, 35 anni fà, saranno esposti tutti i più suggestivi e bei cimeli di quella visita del 6 ottobre 1984” mostra aperta fino al 10 novembre.

domenica 22 settembre 2019

Materia independent design festival

Siamo alla quarta edizione del Materia design festival ideato, dagli architetti Domenico Garofalo e Giuseppe Anania e dal direttore artistico, il designer Antonio Aricò. Nel complesso monumentale del San Giovanni dal 19 al 22 settembre vari gli artisti che espongono, fra cui vogliamo parlare di Elena Peruzzi designer, quello che si nota attraverso i suoi quadri è qualcosa di unico, un percorso materico-sensoriale,quadri da toccare e ascoltare per vivere il viaggio dell'artista in modo personale. Dieci sono le tappe nel territorio calabrese espresse attraverso materiali,suoni e odori, le tappe sono Cortale, Sersale, Crotone(Capo Colonna),Roghudi, Brancaleone, Soriano, Pizzo, Rossano, Cosenza (Castello Normanno). Vivere in un luogo non vuol dire semplicemente trascorrere su di esso una personale quotidianità, ma vuol dire anche appartenerci, scrivendo un pezzo di storia. Ogni posto è un fitto intrico di popoli, di linee, di tempo... Elena Peruzzi ha scelto di vivere qui la Calabria, osservando questa terra nella sua integrità.

mercoledì 12 aprile 2017

I sette martedi, Madonna di Porto.

La Madonna di Costantinopoli nella tradizione locale Madonna di Porto, appunto il luogo vicino Gimigliano in provincia di Catanzaro dove apparve nel 1753 al brigante Pietro Gatto che costruì, sulle rive del Corace, una Cona. “Madonna di Porto” che si vuole miracolosa sin dalla sua riproduzione pittorica perchè "Achiropita" cioè dipinta da mano non umana.“Patrona della Provincia di Catanzaro”, un riconoscimento fondato sulla grande suggestione che il santuario di Porto ha esercitato negli anni su tutto il territorio. In preparazione ai Solenni festeggiamenti nel Santuario di Porto, si compie la pia pratica dei Sette Martedì, che s’inizia il martedì successivo alla S. Pasqua. In questi martedì, nel Santuario, si celebrano parecchie SS. Messe con S. Comunione generale dei pellegrini. Numerosi sono i pellegrinaggi.Il Quadro è stato oggetto di due restauri ad opera di massimi esperti romani e in tutte e due i viaggi a Roma è stata benedetta da Paolo VI (27 febbraio 1974) e Giovanni Paolo II (26 febbraio 1997). Nel 1984(6 ottobre) Papa Wojtyla durante il Suo viaggio in Calabria l'aveva incoronato nello stadio di Catanzaro.Il primo maggio 2013, il Santuario diocesano di Porto in Gimigliano, nell’Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace, viene elevato a Basilica minore. Ad ufficializzarlo è stato il Cardinale Antonio Caňizares Llovera, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, alla presenza dell’arcivescovo metropolita di Catanzaro Squillace, mons. Vincenzo Bertolone.

sabato 8 aprile 2017

La tradizione "de parme" Domenica delle Palme.

Nella zona del "Reventino" che comprende diversi comuni fra cui San Pietro Apostolo e siamo nella provincia di Catanzaro, nella tradizione qualche giorno prima "de parme" si andava per le campagne armati di forbicetta e portare il più possibile dei rami d'ulivo e anche di alloro, venivano preparati a mò di mazzetto e il mattino della Domenica delle Palme i rami di ulivo e di alloro venivano addobbati con i caratteristici “taralli col naspro”, biscotti, fiocchi colorati e caramelle. E si andava tutta la famiglia vestiti a festa già "da missa prima" ( la prima Santa Messa domenicale) e poi venivano benedetti e solo dopo ai più piccoli era permesso mangiare i dolci e caramelle attaccati nella "parma".Tradizioni oramai purtroppo quasi dimenticate. Invece ancora viva come tradizione in provincia di Reggio Calabria esattamente a Bova la Domenica delle Palme si festeggia con un rito probabilmente poco conosciuto ma unico nel suo genere. I contadini, intrecciando con maestria e pazienza, foglie di ulivo intorno ad un asse di canna, costruiscono delle figure femminili, le cosìddette "pupazze”, differenziabili per dimensioni in madri e figlie. Dopo la benedizione, le “sculture”, portate fuori dalla chiesa, sono avvicinate dalla gente ed in parte smembrate delle loro componenti, le “steddhi”, che vengono distribuite fra i presenti. Alcuni collocano almeno una “steddha” su un albero del proprio podere, dove rimarrà per tutto l’anno come segno di benedizione e a testimonianza dell’intimo rapporto sacro che unisce uomo e creato. Altri fissano le trecce di ulivo sulla parete della camera da letto, altri sull’anta della cristalliera, assieme alle immagini di santi e alle foto dei propri cari. Infine, c’è chi utilizza le foglie benedette per “sfumicari”, cioè togliere il malocchio dalla casa, compresi i suoi abitanti, ponendo su una brace ardente tre grani di sale e quattro foglioline benedette, disposte a croce. Il fumo che si innalza dalla brace incensa l’ambiente, accompagnato dalla recita della seguente preghiera: “A menza a quattru cantuneri nci fu l’Arcangelu Gabrieli, du occhi ti docchiaru, tri ti sanaru. Lu Patri, lu Figghiu, lu Spiritu Santu. Tutti li mali mi vannu a mari e lu beni mi veni ccani. Lu nomu di San Petru e lu nomu di San Pascali, lu mali mi vai a mari lu beni mi veni ccani”. I ramoscelli benedetti, anche se vecchi di un anno, conservano intatta la loro sacralità, pertanto per disfarsene non vengono buttati nella spazzatura ma vengono inceneriti nel fuoco.

venerdì 7 aprile 2017

Gli antichi mulini ad acqua di San Pietro Apostolo Catanzaro.

Nella zona a ridosso di San Pietro Apostolo , lungo il fiume Amato , troviamo il percorso dei cinque mulini... Oggi purtroppo abbandonati ah se stessi una volta fonte di rendita e indispensabili nel poter vivere il quotidiano, con il macinato si faceva il pane da poter sfamare tutta la famiglia, si presume siano stati realizzati intorno al 1800, ed attivi fino al 1960/65 dove la popolazione portava le varie granaglie per ottenere la farina, si andava anche di notte dal cosiddetto "pendinu e vicenza" un sentiero di gradini che conduceva e conduce al fiume. La presenza di mulini ad acqua, appunto 5, dislocati lungo il territorio fa del luogo un sito rilevante nell’ambito dell’archeologia idraulica. La natura accidentata dei due versanti montani che si fronteggiano, formando un profondo "vallune" , impose la realizzazione di ardite costruzioni delle opere idrauliche destinate alla canalizzazione e all’accumulo dell’acqua. L’acqua, captata a monte del mulino direttamente dal fiume Amato, indirizzata attraverso una condotta orizzontale nel bacino di raccolta, da questo viene convogliata in un’imponente corpo in pietra verticale o inclinato denominato "torre". Il dislivello di svariati metri esistente tra il punto di captazione del fiume e quello di uscita alla base della "torre" fanno fuoriuscire impetuosamente l’acqua, che aziona così una ruota orizzontale a pale collegata alla macina. Per ottenere la farina si versa il grano nella tramoggia in legno posta al di sopra della macina che ruota su quella fissa sottostante, polverizzando il grano in farina. Spesso la miseria imponeva la necessità di macinare altri prodotti, tra cui soprattutto il granturco col quale si faceva il cosiddetto "pane giallo", meno soffice rispetto al pane di grano. Durante la guerra o nei periodi di grande carestia c’era anche chi era costretto a mangiare pane di altri cereali, di legumi, di castagne ecc.

giovedì 6 aprile 2017

San Pietro Apostolo e il Gen. Garibaldi

San Pietro a Tiriolo, si, cosi fu dato il nome e dopo aver avuto l'autonomia amministrativa fu cambiato in San Pietro Apostolo nel 1860, ed a ciò contribuì anche la sosta del Generale Giuseppe Garibaldi durante l'eroica Spedizione dei Mille, infatti la notte del 28 agosto del 1860 riposò in casa di Don Anselmo Tomaini nella sua trionfale avanzata verso il Napoletano. Una curiosità la tazzina dove il Generale Garibaldi bevve il caffè è ancora gelosamente custodita dai discendenti Tomaini. Dagli scritti dell'epoca "Ci rimettemmo alacremente in viaggio traversato Tiriolo, la notte si prese stanza a San Pier di Tiriolo (oggi San Pietro Apostolo). Io alloggiai in una umile casa privata in compagnia del sottotenente Picozzi, del capitano Canzio e di Antonio Gallenga. Dopo cena continuarono a letto le più pazze risate per uno schioppettio di motteggi di codesti due uffiziali burloni a tutte spese del Gallenga. Ma ecco d'improvviso ci sentiamo diabolicamente abburattati, con il cigolio di porte, di stipiti, di travi e di muraglie. Io caddi dal letto; Gallenga n'era sceso, e barcollando come briaco, sillabò: Il terremoto! I sussulti e le sue oscillazioni perseveravano. Io agguantai in tempo la lucerna in atto di capovolgersi e la mantenni accesa. La sua luce tremolante illuminava a sprazzi la guancia costernata, il costume in naturalibus e le capriole del Gallenga; laonde più potè in noi in questo quadretti fiammingo che la coscienza della sovrastante ruina, e abbiamo riso sino ad averne lo stomaco doloroso. (Infatti ci fù una scossa di terremoto). Seguita la calma, l'ex -regicida,ricoricandosi, mormorava fra i denti: Il malanno e la malapasqua. La stanchezza ci vinse e dormimmo sino all'alba, insensibili a nuove ma più umani scosse. All'alba in sella. A ventiquattro guide, comandate da Nullo, fu commessa una ricognizione sul nemico trascinatosi alcune miglia là. Badate, Garibaldi raccomandò secondo il consueto, di non inoltrarvi troppo. Io m'aggiunsi a quello stuolo d'amici, e via. Dopo otto miglia eccoci al tu per tu coi posti avanzati delle tre brigate. Erano le cinque ore. Un torrentello separavali da noi. Discernevamo i comignoli delle case e il campanile del villaggio di Soveria situato in una valle oblunga. I garibaldini a Soveria Mannelli, dove ottennero la resa dei soldati borbonici. Al Generale Garibaldi vennero dedicate diverse lapidi che ancora oggi possono esser lette in quanto affisse sulla parete di casa Tomaini, in particolare la seconda venne posta alla presenza del nipote del Generale nel 1960 (centenario della sosta nel paese); essa riporta così: DA QUESTA CASA IL 30 AGOSTO1860 GIUSEPPE GARIBALDI MOSSE ALLA VOLTA DI SOVERIA MANNELLI QUESTA POPOLAZIONE OGGI COME IERI COMPATTA NELLA ESALTAZIONE DEI SUPREMI IDEALI DI LIBERTA' E DI GIUSTIZIA CON COMMOSSO ORGOGLIO NE COMMEMORA IL CENTENARIO S. PIETRO APOSTOLO 29 - 8 - 1960

sabato 4 dicembre 2010

San Pietro Apostolo e i suoi palazzi.


All'inizio della costruzione del paese le abitazioni sorsero nella zona dove è sita la Chiesa (ingrandendosi, successivamente, sempre verso il lato del territorio) incerchiate entro un terreno di natura boschiva.
Nell'interno dell'abitato sorsero successivamente diverse case appartenenti a nobili proprietari, come, ad esempio il palazzo Mazza (la foto che si vede si riferisce proprio al palazzo mazza in una delle sale) e quello del palazzo Tomaini.
Il primo fu rafforzato da grosse mura di pietra tutt'intorno, così da aver maggior sicurezza, e, come si può vedere tutt'oggi, vi furono praticati due fori sulla sommità del portone dell'entrata principale dai quali la servitù poteva sparare o lanciare olio o acqua bollente nel caso che si cercasse di entrare clandestinamente.
Il secondo, il palazzo Tomaini,ebbe le stesse caratteristiche di sicurezza del primo e fu la dimora, anche se solo di una notte il 28 agosto del 1860 del Gen. Giuseppe Garibaldi ancora si conserva la tazzina dove sorseggiò il caffè.

Gli antichi telai di Tiriolo

Tiriolo Piccolo e grazioso borgo del catanzarese di un panorama unico la cui vista abbraccia i due mari lo Ionio ed il Tirreno, ed è qui che...