lunedì 26 settembre 2011

Addio a Enzo Mirigliani, per mezzo secolo alla guida di 'Miss Italia'


Roma, 26 sett. (Adnkronos) - Enzo Mirigliani è morto oggi al Policlinico Gemelli, a Roma, dove era ricoverato da alcuni giorni. Era nato il 22 aprile 1917 a Santa Caterina sullo Jonio (Catanzaro) e si è occupato di concorsi di bellezza dal 1953; quattro anni dopo, a Trento, è entrato a far parte di Miss Italia, diventandone il responsabile nel 1959, prendendo l'eredità dal creatore del Concorso Dino Villani. E di miss, il patron del Concorso per la più bella d'Italia, ne ha elette 50, tanti sono gli anni che l’hanno visto alla guida della manifestazione Miss Italia, tutte “principesse per un giorno”.

Si calcola che di candidate ne ha selezionate almeno un milione, tutte ragazze della porta accanto, come lui stesso amava definirle. Cioè ragazze semplici, normali, che si incontrano ovunque: commesse, impiegate, dattilografe, studentesse.
Mirigliani le porta tutte in passerella evidenziando e valorizzando la loro semplicità. Sulla passerella di Miss Italia sfilano molte di quelle che poi sono diventate vere stelle del cinema come: Sofia Loren, Gina Lollobrigida, Silvana Mangano, Lucia Bosè, Silvana Pampanini, Gianna Maria Canale, poi Stefania Sandrelli, Maria Grazia Cucinotta, Anna Valle.
E nessuno ha rinunciato a far parte delle giurieMolti uomini noti invece, hanno fatto i giurati. Tra i tanti Vittorio De Sica, Giorgio De Chirico, Luchino Visconti, Marcello Mastroianni, Claudia Cardinale, Catherine Deneuve, Bruce Willis, Sylvester Stallone ed Andy Garcia.
Sposato dal 1957 con Rosy Ragno, conosciuta a Trento, dove si trovava la sua caserma, ha due figlie, Rosaria e Patrizia. Quest’ultima l’ha affiancato per molto tempo nella sua attività prima di diventare lei stessa la patron di Miss Italia dall’inizio degli anni 2000.
Enzo Mirigliani si è occupato di concorsi di bellezza dal 1953 dopo essersi dedicato, a Trento, con la moglie, ad una casa di moda. Nel 1957 gli viene affidata l’organizzazione di Miss Italia nel Trentino Alto Adige e due anni dopo diventa patron del concorso, ereditandolo da Dino Villani. La prima reginetta di Mirigliani, eletta a Ischia, è stata Marisa Jossa, napoletana, mamma di Roberta Capua, Miss Italia 27 anni dopo, nel 1986.Nel 1990, su suggerimento di Maurizio Costanzo, ha abolito le canoniche misure delle miss (90-60-90) e, quattro anni dopo, ha aperto il concorso alle donne sposate e alle mamme, oltre che a quelle straniere con cittadinanza italiana. Scalpore ha fatto nel 1996 l’elezione di Denny Mendez, unica miss di colore.
In ricordo del padre, emigrato negli Usa, ha ideato nel 1991 'Miss Italia nel Mondo' per le ragazze di origini italiane residenti all’estero. Le finali dei due concorsi vengono trasmesse in tv in tutti i continenti. Ha dato vita ad altre iniziative di successo, come 'Un volto per il cinema', 'Il meeting del cinema mediterraneo', il premio letterario 'Donna', 'Il televolto dell’anno', 'Il Festival del Piano Bar', ma la sua più bella invenzione, è stata 'La Sartina d’Italia', protrattasi dal ’64 al ’70, una carovana in giro per dieci regioni.Ogni sera uno spettacolo, con le ragazze impegnate nei teatri a confezionare abiti con la macchina per cucire davanti a famose sarte (Biki, Germana Marucelli, Wanda Roveda, Clara Centinaro); i presentatori erano Nunzio Filogamo, Mike Bongiorno, Corrado, Daniele Piombi, Nuccio Costa, ai quali si aggiungeranno poi a Miss Italia Pippo Baudo, Fabrizio Frizzi, Carlo Conti. E a cantare per le sartine c’erano gli artisti in voga, compreso un giovane Claudio Baglioni alle sue prime apparizioni in pubblico.
Ha ricevuto dal presidente Carlo Azeglio Ciampi l’onorificenza di Commendatore al merito della Repubblica e, in Campidoglio, a Roma, il “Premio della simpatia”, istituito da Aldo Palazzeschi e Domenico Pèrtica.
Tante le miss che oggi lo ricordano. "Sono commossa per questa forte perdita", rivela Cristina Chiabottoall'ADNKRONOS. Eletta Miss Italia nel 2004, Cristina è diventata conduttrice televisiva, showgirl e modella italiana. "Rimarrà sempre nel mio cuore colui che ha segnato l'inizio della mia favola - aggiunge - Ciao Enzo".
"Ho un ricordo dolcissimo di Enzo Mirigliani". Confida all'ADNKRONOS Anna Kanakis."Ricordo - continua - di quando, a soli quindici anni, fui eletta Miss Italia e lui, capendo che ero un po' spaventata mi abbracciò e guardandomi con quegli occhi azzurri mi disse. stai tranquilla, sei entrata nella grande famiglia di Miss Italia"."Sono vicina a Patrizia e alla sua mamma - conclude- alla quale sono molto legata".

http://www.adnkronos.com/IGN/News/Spettacolo/Addio-a-Enzo-Mirigliani-per-mezzo-secolo-alla-guida-di-Miss-Italia_312488096483.html

domenica 25 settembre 2011

Ricette tagliatelle con sugo di funghi porcini

Tagliatelle con sugo di funghi porcini
INGREDIENTI
  • 150 g di funghi porcini
  • 1 piccola cipolla bionda
  • 1 cucchiaio d'olio extravergine di oliva
  • 250 ml di brodo vegetale
  • sale
  • pepe
  • 250 g di pomodoro in pezzi o pomodori pelati
  • zucchero
  • origano
  • 160 g di tagliatelle all'uovo
PREPARAZIONE
  • Pulire i funghi porcini rimuovendo la parte terrosa delle radichette e lavandoli brevemente sotto acqua fresca corrente. Affettarli.
  • Pelare la cipolla rimuovendo lo strato esterno di consistenza cartacea e tritarla molto finemente.
  • In una padella mettere l'olio e la cipolla. Portarla sul fuoco e far soffriggere a fiamma dolce fintanto che non si sarà ben dorata.
  • Unire un mestolino di brodo, un pizzico di sale, una grattugiata di pepe e cuocere coperto per 5 minuti.
  • Trascorso il tempo indicato scoperchiare ed aggiungere i funghi. Mescolare, aggiungere un pizzico di sale e poco brodo vegetale e cuocere per 5 minuti.
  • Aggiungere il pomodoro in pezzi. Se si utilizzano i pelati spezzettarli.
  • Aggiungere al pomodoro un pizzico abbondante di sale, una punta di zucchero, una manciata di origano, lasciar riprendere il bollore e lasciar sobbollire a fiamma bassa per 15 minuti circa, girando di tanto in tanto con un cucchiaio di legno.
  • Lessare le tagliatelle in abbondante acqua salata e, poco prima di scolarle, accendere il fuoco nella padella del condimento.
  • Saltare la pasta scolata a fiamma vivace nella padella del condimento per qualche minuto, girando di frequente.
  • Servire immediatamente con un filo d'olio a crudo.
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sabato 24 settembre 2011

Ricette macedonia tropicale

Macedonia tropicale
INGREDIENTI
  • 1 piccolo ananas (ananas baby)
  • 2 kiwi
  • 1 melagrana

Per lo sciroppo
  • 1 cucchiaio di zucchero (10 g)
  • 50 ml di acqua naturale
  • 1 limone
PREPARAZIONE
  • Pulire l'ananas. Eliminare le estremità, sbucciarla con un coltello e rifinire la superficie esterna eliminando gli occhi pungenti. Tagliarla a tocchetti eliminando il fusto interno.
  • Spellare i kiwi, affettarli nello spessore di un paio di centimetri e tagliarli a spicchietti.
  • Aprire la melagrana. Incidere appena la buccia con un coltello a lama corta ed appuntita a formare quattro spicchi. Rimuovere le due calotte ed aprire con un movimento deciso. Selezionare i semi all'interno sgranandoli delicatamente.
  • Preparare lo sciroppo stemperando lo zucchero con l'acqua ed una spruzzatina di succo di limone.
  • Mettere tutta la frutta in una ciotola, bagnarla con lo sciroppo e mescolare delicatamente.
  • Dividerla in coppette da porzione, spolverizzare con poco zucchero e far riposare almeno mezz'ora prima di servire, meglio se in frigorifero.
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venerdì 23 settembre 2011

Benedetto XVI parla al Bundestag

«Servire il diritto e combattere il dominio dell'ingiustizia è e rimane il compito fondamentale del politico». E ancora: è «sulla base della convinzione circa l'esistenza di un Dio creatore» che «sono state sviluppate l'idea dei diritti umani, l'idea dell'uguaglianza di tutti gli uomini davanti alla legge, la conoscenza dell'inviolabilità della dignità umana in ogni singola persona e la consapevolezza della responsabilità degli uomini per il loro agire». Parla di fede e diritti Benedetto XVI, per la prima volta a Berlino, nell'ambito del suo discorso al Bundestag, il Parlamento federale tedesco. A questi temi, il Pontefice aggiunge anche un riferimento all'Europa (la cui cultura «è nata dall'incontro tra la fede in Dio di Israele, la ragione filosofica dei Greci e il pensiero giuridico di Roma») e alla stessa Germania, con un riferimento, in particolare, agli ambientalisti. «La comparsa del movimento ecologico nella politica tedesca a partire dagli anni Settanta, pur non avendo forse spalancato finestre, tuttavia è stata e rimane un grido che anela all'aria fresca, un grido che non si può ignorare né accantonare». Un messaggio sensibile alla causa ecologista in un discorso che è stato invece disertato da un gruppo di parlamentari Verdi e della Linke per protestare a difesa della laicità dello Stato.
SORRISI - Benedetto XVI ha strappato anche qualche sorriso sbagliando il podio dove doveva parlare. I commessi, infatti, non hanno pensato di indicare al Pontefice il punto da cui doveva parlare e il Papa si è avviato allo scanno del presidente Lemmer, che lo aveva appena salutato con un suo breve discorso. Il primo a ridere dell'errore è stato il Papa stesso, quando lo hanno fermato e indirizzato al leggio posto al centro dell'aula.
ABUSI - In precedenza, sul volo che lo ha condotto a Berlino, Benedetto XVI ha risposto a una domanda dei giornalisti sull'aumento delle uscite dalla chiesa cattolica in Germania, anche in relazione allo scandalo pedofilia. «Posso capire che, di fronte a crimini come gli abusi su minori commessi da sacerdoti, se le vittime sono persone vicine uno dica: questa non è la mia Chiesa, la Chiesa è una forza di umanizzazione e moralizzazione e se loro stessi fanno il contrario io non posso più stare con questa Chiesa».
BENVENUTO - Papa Ratzinger ha anche tenuto un discorso alla cerimonia di benvenuto al Castello di Bellevue, residenza ufficiale del presidente della Repubblica Federale Tedesca.«C'è bisogno di una base vincolante per la nostra convivenza, altrimenti ognuno vive solo seguendo il proprio individualismo» ha detto. Parlando nel bellissimo giardino, dove su alcuni palchi avevano preso posto anche i vescovi tedeschi e i rappresentanti delle altre chiese e religioni, il Papa ha osservato che in Occidente «nei confronti della religione vediamo una crescente indifferenza nella società che, nelle sue decisioni, ritiene la questione della verità piuttosto come un ostacolo, e dà invece la priorità alle considerazioni utilitaristiche». «Come la religione ha bisogno della libertà, così anche la libertà ha bisogno della religione», ha spiegato Benedetto XVI citando le parole del grande vescovo e riformatore sociale Wilhelm von Ketteler, di cui si celebra quest'anno il secondo centenario della nascita.
http://www.corriere.it/esteri/11_settembre_22/papa-rinnovamento-etico-telegramma_9d526f92-e4ec-11e0-ac8f-9ecb3bbcc6bf.shtml

Ricette risotto funghi e pinoli

Risotto funghi e pinoli
INGREDIENTI
  • 100 g di funghi porcini
  • 3-4 rametti di prezzemolo
  • 1 scalogno
  • 1 cucchiaio di pinoli
  • 1 litro di brodo vegetale
  • 1 cucchiaio di olio extravergine di oliva
  • sale
  • pepe
  • 160 g di riso tipo Vialone Nano
PREPARAZIONE
  • Pulire i funghi eliminando la parte terrosa del gambo con le radichette, sciacquarli brevemente sotto acqua fresca corrente, tamponarli con carta da cucina ed affettarli.
  • Lavare il prezzemolo, selezionarne le foglie e tritarle finemente con la mezzaluna su un tagliere.
  • Sbucciare lo scalogno e tritarlo finemente.
  • In una padellina antiaderente tostare i pinoli, senza condimento, fino a quando non avranno assunto un bel colore ambrato.
  • Scaldare il brodo e mantenerlo a lieve bollore per tutta la preparazione del risotto.
  • In una pentola da minestra mettere l’olio e lo scalogno tritato.
  • Portare la pentola sul fuoco e far soffriggere lo scalogno a fiamma bassa fintanto che non si è ben dorato, quindi alzare la fiamma ed unire i funghi. Mescolare, unire un pizzico di sale, una grattugiata di pepe, un cucchiaio di prezzemolo tritato e cuocere per un minuto a fiamma vivace.
  • Unire un mestolo di brodo bollente e cuocere a fiamma media per 5 minuti circa. Se il fondo di cottura dovesse asciugarsi troppo aggiungere altro brodo. Trascorso il tempo indicato far bene asciugare il fondo di cottura, aggiungere il riso e farlo tostare per un minuto.
  • Unire 4-5 mestoli di brodo bollente e impostare il timer secondo i minuti di cottura del tipo di riso che si sta usando (solitamente 15-18 minuti).
  • Continuare unendo il brodo man mano che viene assorbito, mescolando di tanto in tanto, senza lasciare che il composto si asciughi troppo, altrimenti cuocerebbe male ed in modo discontinuo.
  • Mescolare continuamente e portare a fine cottura.
  • Spegnere il fuoco e servire con i pinoli ed il restante prezzemolo tritato.
  • http://www.lospicchiodaglio.it/index.php?sez=ricette&azione=scheda&elemento=195

giovedì 22 settembre 2011

San Pio da Pietrelcina (Francesco Forgione) 23 settembre





Pietrelcina, Benevento, 25 maggio 1887 - San Giovanni Rotondo, Foggia, 23 settembre 1968
Francesco Forgione nasce a Pietrelcina, provincia di Benevento, il 25 maggio 1887. Il 22 gennaio 1903, a sedici anni, entra in convento e da francescano cappuccino prende il nome di fra Pio da Pietrelcina. Diventa sacerdote sette anni dopo, il 10 agosto 1910. Nel 1916 i superiori pensano di trasferirlo a San Giovanni Rotondo, sul Gargano, e qui, nel convento di S. Maria delle Grazie, ha inizio per Padre Pio una straordinaria avventura di taumaturgo e apostolo del confessionale. Il 20 settembre 1918 il cappuccino riceve le stimmate della Passione di Cristo che resteranno aperte, dolorose e sanguinanti per ben cinquant’anni. Muore il 23 settembre 1968, a 81 anni. Dichiarato venerabile nel 1997 e beatificato nel 1999, è canonizzato nel 2002.
Etimologia: Pio = devoto, religioso, pietoso (signif. Intuitivo)
Martirologio Romano: San Pio da Pietrelcina (Francesco) Forgione, sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, che nel convento di San Giovanni Rotondo in Puglia si impegnò molto nella direzione spirituale dei fedeli e nella riconciliazione dei penitenti ed ebbe tanta provvidente cura verso i bisognosi e i poveri da concludere in questo giorno il suo pellegrinaggio terreno pienamente configurato a Cristo crocifisso. 


Quando muore, il 23 settembre 1968, a 81 anni, le stimmate scompaiono dal suo corpo e, davanti alle circa centomila persone venute da ogni dove ai suoi funerali, ha inizio quel processo di santificazione che ben prima che la Chiesa lo elevasse alla gloria degli altari lo colloca nella devozione dei fedeli di tutto il mondo come uno dei santi più amati dell’ultimo secolo. 


Francesco Forgione era nato a Pietrelcina, provincia di Benevento, il 25 maggio 1887. I suoi genitori, Grazio e Giuseppa, erano poveri contadini, ma assai devoti: in famiglia il rosario si pregava ogni sera in casa tutti insieme, in un clima di grande e filiale fiducia in Dio e nella Madonna. Il soprannaturale irrompe assai presto nella vita del futuro santo: fin da bambino egli riceveva visite frequenti di Gesù e Maria, vedeva demoni e angeli, ma poiché pensava che tutti avessero queste facoltà non ne faceva parola con nessuno. Il 22 gennaio 1903, a sedici anni, entra in convento e da francescano cappuccino prende il nome di fra Pio da Pietrelcina. Diventa sacerdote sette anni dopo, il 10 agosto 1910. Vuole partire missionario per terre lontane, ma Dio ha su di lui altri disegni, specialissimi.
I primi anni di sacerdozio sono compromessi e resi amari dalle sue pessime condizioni di salute, tanto che i superiori lo rimandano più volte a Pietrelcina, nella casa paterna, dove il clima gli è più congeniale. Padre Pio è malato assai gravemente ai polmoni. I medici gli danno poco da vivere. Come se non bastasse, alla malattia si vanno ad aggiungere le terribili vessazioni a cui il demonio lo sottopone, che non lasciano mai in pace il povero frate, torturato nel corpo e nello spirito.
Nel 1916 i superiori pensano di trasferirlo a San Giovanni Rotondo, sul Gargano, e qui, nel convento di S. Maria delle Grazie, ha inizio per Padre Pio una straordinaria avventura di taumaturgo e apostolo del confessionale. Un numero incalcolabile di uomini e donne, dal Gargano e da altre parti dell’Italia, cominciano ad accorrere al suo confessionale, dove egli trascorre anche quattordici-sedici ore al giorno, per lavare i peccati e ricondurre le anime a Dio. È il suo ministero, che attinge la propria forza dalla preghiera e dall’altare, e che Padre Pio realizza non senza grandi sofferenze fisiche e morali.
Il 20 settembre 1918, infatti, il cappuccino riceve le stimmate della Passione di Cristo che resteranno aperte, dolorose e sanguinanti per ben cinquant’anni. Padre Pio viene visitato da un gran numero di medici, subendo incomprensioni e calunnie per le quali deve sottostare a infamanti ispezioni canoniche; il frate delle stimmate si dichiara “figlio dell’obbedienza” e sopporta tutto con serafica pazienza. Infine, viene anche sospeso a divinis e solo dopo diversi anni, prosciolto dalle accuse calunniose, può essere reintegrato nel suo ministero sacerdotale.
La sua celletta, la numero 5, portava appeso alla porta un cartello con una celebre frase di S. Bernardo: “Maria è tutta la ragione della mia speranza”. Maria è il segreto della grandezza di Padre Pio, il segreto della sua santità. A Lei, nel maggio 1956, dedica la “Casa Sollievo della Sofferenza”, una delle strutture sanitarie oggi più qualificate a livello nazionale e internazionale, con 70.000 ricoveri l’anno, attrezzature modernissime e collegamenti con i principali istituti di ricerca nel mondo.
Negli anni ‘40, per combattere con l’arma della preghiera la tremenda realtà della seconda guerra mondiale, Padre Pio diede avvio ai Gruppi di Preghiera, una delle realtà ecclesiali più diffuse attualmente nel mondo, con oltre duecentomila devoti sparsi in tutta la terra. Con la “Casa Sollievo della Sofferenza” essi costituiscono la sua eredità spirituale, il segno di una vita tutta dedicata alla preghiera e contrassegnata da una devozione ardente alla Vergine.
Da Lei il frate si sentiva protetto nella sua lotta quotidiana col demonio, il “cosaccio” come lo chiamava, e per ben due volte la Vergine lo guarisce miracolosamente, nel 1911 e nel 1959. In quest’ultimo caso i medici lo avevano dato proprio per spacciato quando, dopo l’arrivo della Madonna pellegrina di Fatima a San Giovanni Rotondo, il 6 agosto 1959, Padre Pio fu risanato improvvisamente, tra lo stupore e la gioia dei suoi devoti.
“Esiste una scorciatoia per il Paradiso?”, gli fu domandato una volta. “Sì”, lui rispose, “è la Madonna”. “Essa – diceva il frate di Pietrelcina – è il mare attraverso cui si raggiungono i lidi degli splendori eterni”. Esortava sempre i suoi figli spirituali a pregare il Rosario e a imitare la Madonna nelle sue virtù quotidiane quali l’umiltà,la pazienza, il silenzio,la purezza,la carità.“Vorrei avere una voce così forte – diceva - per invitare i peccatori di tutto il mondo ad amare la Madonna”.
Lui stesso aveva sempre la corona del rosario in mano. Lo recitava incessantemente per intero, soprattutto nelle ore notturne. “Questa preghiera – diceva Padre Pio – è la nostra fede, il sostegno della nostra speranza, l’esplosione della nostra carità”.
Il suo testamento spirituale, alla fine della sua vita, fu: “Amate la Madonna e fatela amare. Recitate sempre il Rosario”.
Intorno alla sua figura in questi anni si sono scritti molti fiumi di inchiostro. Un incalcolabile numero di articoli e tantissimi libri; si conta che approssimativamente sono più di 200 le biografie a lui dedicate soltanto in italiano. “Farò più rumore da morto che da vivo”, aveva pronosticato lui con la sua solita arguzia. Quella di Padre Pio è veramente una “clientela” mondiale. Perché tanta devozione per questo san Francesco del sud?
Padre Raniero Cantalamessa lo spiega così:“Se tutto il mondo corre dietro a Padre Pio – come un giorno correva dietro a Francesco d’Assisi - è perché intuisce vagamente che non sarà la tecnica con tutte le sue risorse, né la scienza con tutte le sue promesse a salvarci, ma solo la santità. Che è poi come dire l’amore”.
Autore: Maria Di Lorenzo



Da come un prete celebra la Santa Messa si misura il valore e l’altezza del suo sacerdozio. Non si può discutere su questo fatto; non ci possono essere polemiche al riguardo, neppure dei «ma», essendo la Messa il cuore stesso del sacerdozio. È incontrovertibile che quando Cristo istituì il sacerdozio istituì anche l’Eucaristia: era il Giovedì Santo di ventun secoli fa e da allora queste due realtà si alimentano reciprocamente, in perfetta simbiosi. Tanto più il sacerdote vive e sente il Santo Sacrificio, tanto più santificherà se stesso e i fedeli che ad esso assistono.
  San Filippo Neri (1515-1595) aveva un concetto così alto del sacerdote che si sentiva profondamente indegno di diventarlo; fu soltanto l’insistenza del suo padre spirituale che lo convinse al gran passo, quando aveva già 36 anni e, da allora, assistere alle Sante Messe da lui officiate era qualcosa di paradisiaco per alcuni e di sconvolgente per altri…
La Santa Messa era l'avvenimento più atteso dal santo fiorentino trapiantato nella città dei Santi Pietro e Paolo, il momento più desiderato, ma anche il più doloroso perché si trovava faccia a faccia con il suo Signore: mentre celebrava tremava, scolorava in viso, gemeva. Le sue Sante Messe erano senza tempo: molte volte restava rapito in estasi e si sollevava da terra, allora gli astanti dovevano richiamarlo alla realtà di questo mondo. La gioia estrema si alternava con le lacrime più intense.
Un giorno aveva un fervore così acuto che, senza accorgersene, impresse con i suoi denti il segno sull'orlo del calice, contenente già il Sangue di Cristo, tanto era il fuoco che gli ardeva dentro. Nelle sue mani l’ostia si faceva Carne visibile e i testimoni de visu, cioè chi gli serviva il Santo Sacrificio, deponendo per il processo di beatificazione e di canonizzazione, hanno giurato di aver visto Quel Sangue e Quella Carne.
Chi visita le camere private di Filippo Neri a Santa Maria in Vallicella di Roma può ancora osservare la finestrella della porta della sua piccola cappella dalla quale le persone “spiavano” le estasi eucaristiche dell’amico di san Carlo Borromeo.
«Mi piacerebbe piangere una qualche volta partecipando alla messa di un santo sacerdote! Nei primi tempi del suo ministero, i fedeli erano assai sorpresi, per non dire sconcertati, del suo "strano" modo di celebrare; poi avvicinandolo, comprendevano subito qual sacerdote e confessore egli fosse. La sua messa era la più frequentata e al suo confessionale era una viavai di penitenti, sin da quando la chiesa apriva le porte. Chi si fosse recato una volta da padre Filippo, ci ritornava sempre. Certo padre Filippo non era il confessore dalle mezze misure, anzi conosceva i peccati all'odore che sentiva provenire dal cuore dei penitenti» (Padre Giorgio Finotti, San Filippo Neri. La grandezza di un autentico pastore di anime, «L’Osservatore Romano», maggio 2001). Questa citazione è speculare ad un altro santo sacerdote che viveva la Santa Messa con la forza di san Filippo Neri e con lo stesso ardore confessava le moltitudini di persone che al suo confessionale si inginocchiavano, ovvero san Pio da Pietrelcina, al quale, il 15 agosto 1905, nel santuario di Santa Maria del Monte a Campobasso, la Madonna apparve per mostrargli che la sua missione sarebbe stata quella di essere totalmente Alter Christus.


La Messa di Padre Pio 


Venne ordinato il 10 agosto 1910; il 14 agosto ricevette le stigmate invisibili; fra il 5-7 agosto 1918 fu protagonista della trasverberazione, la ferita al cuore che continuerà a sanguinare; mentre il 20 settembre dello stesso anno riceverà le stigmate, visibili, alle mani, ai piedi e al costato.
Ogni volta che Padre Pio, dalla sua prima Messa, quella del 14 agosto 1910, fino all’ultima, celebrata il 22 settembre 1968, salirà ogni volta il Calvario e parteciperà, personalmente, alla Passione di Nostro Signore. Aveva scritto sull’immaginetta della sua ordinazione:
«O Gesù, mio sospiro e mia vita, mentre oggi ti elevo in un mistero d’amore, ti chiedo che per Te io sia per il mondo Via, Verità, Vita. E per Te sacerdote santo, Vittima perfetta». Di questa vittima perfetta, che non smise mai di esserlo fino all’ultimo respiro, e in particolare di come padre Pio celebrava la Santa Messa, quella del Vetus ordo, perché mai volle celebrare quella riformata dal Concilio Vaticano II, tratta il bellissimo e toccante libro di Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro, dal titolo "L’ultima Messa di Padre Pio. L’anima segreta del santo delle stigmate", uno studio denso di informazioni nuove sul santo di San Giovanni Rotondo, perseguitato dalla Chiesa e poi dalla Chiesa canonizzato, dove il misticismo del primo sacerdote stigmatizzato della storia si incontra con documenti inediti di eccezionale valore spirituale e storico.
Dal libro di Gnocchi e Palmaro emerge tutto l’ardore mistico che il frate di San Giovanni Rotondo viveva nel momento della celebrazione del Santo Sacrificio: quando il santo saliva all’altare era veramente visibile tutto il pathos che da quella liturgia sarebbe scaturito e a mano a mano che il rito procedeva ai fedeli si palesava tutto il tremendo mistero che si verificava grazie alle parole, ai gesti, alla ritualità di Padre Pio.
Fra i documenti, pubblicati per la prima volta in questo libro, si trovano conferme straordinarie e consolanti di quanto padre Pio ha detto e fatto a proposito della Santa Messa, come, per esempio, questa dedica che egli scrisse sul frontespizio del messale di una sua figlia spirituale, Angelina Buratti di Venezia e datata 1958:
«Nell’assistere alla Santa Messa rinnova la tua fede e medita quale vittima s’immola per te alla divina giustizia per placarla e renderla propizia. Non allontanarti dall’altare senza versare lagrime di dolore e di amore per Gesù Crocifisso per la tua eterna salute. La Vergine Addolorata ti terrà compagnia e ti sarà dolce ispirazione» (pp. 16-17).
Madre Eleonora Francesca Foresti, fondatrice delle Francescane adoratrici, della quale è in corso il processo di beatificazione, aveva conosciuto padre Pio e nel Diario  che ella ha lasciato registra quanto Gesù le disse a proposito dell’eccezionalità del Santo del Gargano:
«L’anima di padre Pio è fortezza inespugnabile, è cella vinaria in cui mi inebrio a mio piacere. È cielo tersissimo in cui gli angeli riflettono il loro volto stupendosi. È favo di miele! È il mio rifugio nelle ingratitudini degli uomini. È specchio della mia anima in cui mi rifletto, come un purissimo raggio di sole, attraverso il più puro cristallo! La mia voce in lui è come l’eco riprodotta tra due monti!
Il suo linguaggio è dolce e tagliente! […] misterioso come il mio: conforta e abbatte. Ha il mio stesso imperio, perché, IO, Gesù, vivo in lui. Il suo spirito è diffusivo come un fluido. Il suo gesto, la sua parola, il suo sguardo operano più di un profondo eloquio di un grande oratore. Io do valore a tutto ciò che emana da lui.  È il capolavoro della mia misericordia. A lui ho conferito tutti i doni del mio Spirito, come a nessun’altra creatura. È il mio perfetto imitatore, la mia ostia, il mio altare, il mio sacrificio, la  mia gloria!» (pp. 20-21).
Padre Pio dichiarava che il mondo può stare anche senza il sole, ma non senza la Santa Messa e ai sacerdoti insegnava a dividere la giornata in due parti, la prima in preparazione al divino sacrificio e la seconda in ringraziamento. Durante la Messa padre Pio soffriva molto, perché, diceva, è proprio lì che avviene una nuova e ammirabile distruzione e creazione. Nella sua Messa, dove il tempo spariva (poteva durare anche oltre due ore), egli diventava un tutt’uno con Cristo e arrivò ad affermare: «La mia missione finirà quando sulla terra non si celebrerà più la Messa». Chissà che cosa voleva realmente dire. La missione redentiva delle anime che prosegue ancora oggi sulla terra, anche dopo la sua morte, fino alla fine dei tempi? Oppure il santo si riferiva alla sua morte che precedette di un anno la nuova Messa  studiata, a tavolino, da monsignor Annibale Bugnini, buttando alle spalle il risultato di secoli e secoli di liturgia cattolica?


La Fede e la Rivoluzione


Fin da giovane egli sapeva a quale tipologia di vocazione religiosa Dio lo aveva chiamato: «Gesù mi ha associato al grande negozio della redenzione umana. Il Padre celeste mi ha fatto ascendere sulla croce del Figlio suo e sono certo che di là non scenderò mai più. Scendo dall’altare per salire sulla croce; scendo dalla croce per distendermi sull’altare» (p. 31) e tutto questo per “comprare” le anime a Dio.
La figlia spirituale Cleonice Morcaldi riuscì a strappare a padre Pio molte risposte a quesiti di carattere spirituale delicati ed intimi e nel riprodurle i due autori del libro hanno utilizzato una tecnica chiarificatrice sia per coloro che vivono nel mondo e non sono del mondo e sia per coloro che, invece, pur dicendosi cristiani lavorano per tutt’altra patria. Infatti le domande della Morcaldi e le risposte di padre Pio sono intercalate efficacemente da asserzioni e commenti di modernisti e ultramodernisti. Qualche esempio:
«D. Padre che cosa è la vostra Messa?
R. Un completamento sacro con la passione di Gesù.
D. Che cosa debbo leggere nella vostra Messa?
R. Tutto il calvario.
D. Padre, ditemi tutto quello che soffrite nella Santa Messa.
R. Tutto quello che ha sofferto Gesù nella sua passione, inadeguatamente, lo soffro anche io, per quanto a umana creatura è possibile. E ciò contro ogni mio demerito e per sola sua bontà.
D. Padre, come possiamo conoscere la vostra passione?
R. Conoscendo la passione di Gesù; in quella di Gesù troverete anche la mia…» (p. 48). Ed  ecco che, come controcanto, troviamo la terribile considerazione del monaco trappista padre Ernesto Cardel (Ministro della Cultura nel Governo sandinista del Nicaragua):
«Fu con l’avvento della teologia della liberazione, nei primi anni Settanta, che ci venne rivelata la verità evangelica secondo la quale tutti quelli che lottano per i poveri, credenti o atei, sarebbero stati uniti oltre la morte; e il regno di Dio, o regno dei Cieli, e la società comunista perfetta sono la stessa cosa […] scoprii come il gesuita francese padre de Lubac avesse trasformato la frase di sant’Agostino “Ama e fai quello che vuoi” in “Ama e credi in quello che vuoi”…» (p. 49).
Riprende “l’interrogatorio”:
D. «Come restò Gesù dopo la flagellazione?
R. Il Profeta lo dice: “Diventò una sola piaga; diventò un lebbroso”.
D. E allora anche voi siete tutto una piaga dalla testa ai piedi?
R. E non è questa la nostra gloria? E se non ci sarà spazio per fare altre piaghe nel mio corpo, faremo piaga su piaga.
D. Dio mio, questo è troppo! Siete, padre mio, un vero carnefice di voi stesso!
R. Non ti spaventare ma gioisci! Non desidero la sofferenza in se stessa, no; ma per i frutti che mi dà. Dà gloria a Dio e salva i fratelli, che altro posso desiderare?» (pp. 50-51).
Dopo affermazioni di tale afflato mistico e di donazione totale per il prezzo da pagare nel donare al Paradiso anime per amore di Dio e del prossimo, ci raggiungono, come uno schiaffo sul volto, le traumatiche parole di Camillo Torres, il prete terrorista colombiano:
«[…] la Rivoluzione è non solo lecita, ma obbligatoria per i cristiani che vedono in essa l’unico modo efficace e completo per realizzare l’amore per tutti.  […] Io ho lasciato i privilegi e i doveri del clero, ma non ho smesso di essere sacerdote. Credo di essermi dato alla Rivoluzione per amore del prossimo. Ho smesso di dire la messa per realizzare quell’amore al prossimo, nel terreno temporale, economico e sociale. Quando il mio prossimo non avrà nulla contro di me, quando sarà realizzata la Rivoluzione, tornerò a offrire messa...» (p. 51).
Il frate cappuccino fu un mistero per tutti e per tutta la sua esistenza. Patì atroci sofferenze non solo a causa delle stigmate e delle piaghe, ma anche delle continue lotte che di notte doveva sostenere contro Satana; tutto quel dolore veniva offerto per completare i patimenti di Cristo, come afferma San Paolo: «Perciò sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa» (Col 1,24). Alla luce di ciò non dovrebbe essere difficile comprendere le asserzioni di padre Pio, arcane per chi non ha Fede oppure per chi è in essa debole e vacillante:
«[…] perché soffro? Non lacrimucce, ma torrenti di lacrime vorrei versare! […] Un Dio vittima dei nostri peccati! Noi poi siamo i suoi macellai» (p. 56). Quando padre Pio si esprimeva in questi termini e viveva la Santa Messa in Cristo e per Cristo, la rivista milanese «Il Confronto», nel 1968, pubblicava articoli di questo tenore: «E voi, i pochi che nell’alta gerarchia avete la nostra fiducia: voi, gli Alfrink e i Suenes e i Döpfner e i Pellegrino e gli Helder Camara, il tempo della prudenza è finito. Contate i vostri seguaci e, qualunque sia il loro numero, uscite dalla Chiesa che non vi merita più, se è vero che non ci avete ingannato. Il cattolicesimo nuovo è già nato» (p. 62).


Il misticismo


I mistici, i grandi protagonisti del fuoco di Dio, hanno sempre caratterizzato la storia della cristianità. I fenomeni che si manifestano nell’universo del misticismo come le stigmate, la levitazione, le guarigioni, le profezie, le visioni, le apparizioni, le bilocazioni, l’estasi… provocano, a partire dal Novecento, due tipi di reazioni: o sono analizzati, esaminati, “vivisezionati” o sono negati a priori come realtà paranoiche ed oscure che rientrano in una dimensione da allontanare il più distante possibile perché capaci di suggestionare le persone e di condurle ad una religiosità fatta di superstizione e di magia.
I mistici. Anime che fanno discutere, che diventano oggetto di studio, di ricerca, di indagine, di polemica, di perplessità e di sospetto. Processi e persecuzioni. L’irrazionale è di per se stesso causa di sospetto perché non rientra nella “normalità”. Il mistico, malato di protagonismo per molti, è per regola un “fuori legge”.
Questo “fuori legge”, in grado di mandare all’aria le regole della natura, è in realtà un innamorato che perde la testa per il suo Signore e quando si perde la testa può succedere di tutto. Sono dei carismatici e Chàrisma significa «dono gratuito»: è lo Spirito Santo  che colma di grazia la creatura che si pone al servizio totale di Dio, in Lui tutto si abbandona. Essenza e destino in queste creature, che amano a dismisura, così trasparenti da smaterializzarsi e passare attraverso porte e muri, coincidono.
Il titolo del libro di Gnocchi e Palmaro, che tutti i sacerdoti dovrebbero avere la fortuna di poter leggere, adombra anche una scoperta sorprendente, nel testo svelata, a riguardo delle stigmate correlate all’ultima Messa che padre Pio celebrò prima di morire, scoperta che però non vogliamo anticipare, per non togliere al lettore il piacere di scoprirla da sé.
Rimane il fatto che in Padre Pio, nostro contemporaneo, avvezzo a vivere dentro e fuori dalla dimensione terrena e da quella celeste, in una continua altalena, sperimentando fenomeni umanamente e razionalmente non riscontrabili e non imitabili, come la bilocazione, si verificò l’effusione dello Spirito Santo, la stessa che aveva dilatato, secoli prima, il cuore di san Filippo Neri, come constatò l’autopsia su di lui effettuata: lo aveva dilatato così tanto da staccare alcune costole dallo sterno per dargli spazio e lo aveva infiammato di un tale amore da costringere san Filippo ad affermare: «Cor meum et caro mea exultaverunt in Deum vivum».
Per approfondire: Alessandro Gnocchi, Mario Palmaro, L'ultima Messa di Padre Pio, Piemme

Autore: 
Cristina Siccardi
nte configurato a Cristo crocifisso. 

Oltre 70 mila adesioni per visita del Papa a Lamezia Terme



Da domani attivo numero verde che fornira' informazioni

Oltre 70 mila adesioni di gruppi e parrocchie sono state raccolte dalla diocesi di Lamezia Terme per la visita del Papa in programma per il 9 ottobre prossimo. A renderlo noto e' il responsabile dei rapporto istituzionali della diocesi di Lamezia, don Giuseppe Angotti.

Da domani, inoltre, sara' attivo un numero verde: 800 990 800, per fornire ogni informazione utile a tutti coloro che parteciperanno all'evento. Dal 5 ottobre sara' allestito un punto informazioni alla Stazione centrale di Lamezia.(ANSA).

http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/calabria/2011/09/21/visualizza_new.html_701019194.html

Gli antichi telai di Tiriolo

Tiriolo Piccolo e grazioso borgo del catanzarese di un panorama unico la cui vista abbraccia i due mari lo Ionio ed il Tirreno, ed è qui che...